Patrycja Paruch

1977

Professoressa alla Facoltà di scienze dell’Università di Ginevra (UNIGE), Ginevra

"Ciò che mi motiva è trovare soluzioni a interrogativi o problemi di fisica appassionanti in collaborazione con persone intelligenti, competenti e che amano quello che fanno."

Il mio percorso

Sono professoressa di fisica alla Facoltà di scienze dell’Università di Ginevra. Studio le proprietà funzionali dei materiali in nanoscala impiegando soprattutto diverse tecniche di microscopia a scansione. L’obiettivo è comprendere le relazioni tra una struttura (spesso leggermente alterata, ad esempio in materiali dimensionalmente ridotti oppure in strutture intrinseche nanoscopiche come le pareti di domini ferroelettrici) e proprietà come la conduzione elettrica, elevate risposte elettromeccaniche o un ordine magnetico che possono essere molto diverse rispetto a quelle negli stessi materiali ma su grande scala.

Ciò che mi appassiona. Le giornate in cui si osserva un fenomeno mai visto prima, talvolta curioso, ancora da chiarire e capire. E l’insegnamento. Vedere quella luce speciale brillare negli occhi delle studentesse e degli studenti quando afferrano un nuovo concetto e si dicono: «Wow, I just understood that, it’s so cool». Ciò che mi motiva è trovare soluzioni a interrogativi o problemi di fisica appassionanti in collaborazione con persone intelligenti, competenti e che amano quello che fanno. Più di tutto, apprezzo le interazioni con dottorande, dottorandi e post-doc, ad esempio nei momenti di brainstorming, e discutere di nuovi risultati con colleghe e colleghi ai congressi.

Il mio percorso. La mia carriera è il risultato di una lunga serie di occasioni. Ho potuto contare sulla mia famiglia, su amiche e amici, in particolare nei momenti difficili, e sui miei maestri che mi hanno aiutata con i loro consigli pratici e l’onestà delle loro critiche. Il sostegno che ho ricevuto sul piano personale e professionale è stato fondamentale per andare avanti.

Difficoltà, ostacoli? Soprattutto le prassi amministrative, sempre più presenti, talvolta persino kafkiane. E poi, sorprendentemente diffusi nella comunità accademica, la sindrome dell’impostore, lo stress e la depressione, di cui sono più spesso vittime le donne che gli uomini. Ci sono anche le aspettative, paradossali e indefinite, di come debba essere una donna di successo. Infine, meno importante, ma ancora molto presente, il sessismo che emerge, a volte inconsciamente, quando si definisce cosa sia e che cosa debba fare uno scienziato.

Ci sono poche donne nel mio campo, ma fortunatamente molte più di 20 anni fa. Oggi, quando partecipo a un congresso e mi ritrovo con altre fisiche della mia età o più grandi a fare la fila per la toilette, ci sorridiamo e ci diciamo: «Che bello che c’è la fila!». Le più giovani ci guardano e pensano che siamo un po’ matte. Siamo contente perché in passato non c’era mai la fila, anche in occasione dei congressi più importanti.

Dal punto di vista scientifico, sono orgogliosa delle prime misure nanoscopiche di rugosità e dinamica non lineare delle pareti di dominio. Più in generale, sono orgogliosa delle studentesse e degli studenti che ho seguito durante il dottorato, della maturità e dell’indipendenza scientifica che hanno acquisito, di aver insegnato loro a non smettere mai di farsi
domande e a perseverare nonostante le difficoltà. I miei pregi sono la pazienza, la capacità di vedere dei collegamenti, il senso dell’umorismo e l’immaginazione.

Questionario di Proust

Questo riquadro viene presentato nella lingua originale
Au-delà de votre profession

En dehors de la physique… lire, jardiner, randonner, faire de l’escalade et cuisiner.

Des personnes qui vous inspirent

Marie Curie (oui, oui), Michelle Obama et Terry Pratchett.

Un livre & un film

The City and the City (China Miéville), Poisonwood Bible (Barbara Kingsolver), Cloud Atlas/Cartographie des nuages (David Mitchell), Wolf Hall (Hilary Mantel) Solaris, English Patient/Le Patient anglais (Michael Ondaatje), The Ocean at the End of the Lane (Neil Gaiman) et Bladerunner (Ridley Scott), Trois couleurs – Bleu Krzysztof Kieslowski.

Un modèle

Le professeur Jean-Marc Triscone et la professeure Beatriz Noheda.

Un objet

A book, clearly read many times, a bit worn at the corners.

Une couleur

Le bleu