Janine Dunand

Direttrice del Java Club, Ginevra

"All’epoca del Baroque, mi ricordo una sera di essermi seduta sui gradini del Temple de la Fusterie e di essermi detta: «Non ci credo, ho fatto tutto da sola!». Un misto di orgoglio e felicità."

Il mio percorso

Dirigo il Java Club, che ho creato da zero nel 2005. Ero stata assunta come consulente per rinnovare i ristoranti dell’allora Noga Hilton (oggi Grand Hôtel Kempinski). Nel seminterrato c’era un grande spazio vuoto, due anni dopo l’ho trasformato in bar. È la mia creatura, dagli arredi alla musica fino alla scelta del personale. Mi chiamano la «regina della notte», buffo, proprio io che non bevo, non fumo e conduco una vita molto morigerata… La notte va preparata soprattutto di giorno: occuparsi del personale, 40 collaboratori in totale, sceglierli bene, motivarli, abituarli a dare il meglio di sé, a trovare idee originali. La squadra è tutto. Organizziamo delle serate a tema, bisogna cercare gli artisti, contattare gli agenti, redigere i contratti, invitare i DJ alla moda: ci vuole un grosso lavoro di preparazione, insomma. Anche se ho un grafico formidabile, devo controllare i logo, spedire gli inviti, seguire la comunicazione… Tre serate a settimana le passo al club.

Ciò che mi appassiona. Senza dubbio la gente, il contatto umano, conoscere persone nuove, scoprire quello che fanno, da dove vengono… Ho voluto questo lavoro con tutte le mie forze. A volte mi pesa uscire la sera, ma appena apro la porta del Java Club rinasce la magia: la musica, le luci, gli incontri… La notte amplifica tutto.

Il mio percorso. Di professione maestra elementare, arrotondavo dando lezioni di francese e storia ai maturandi. Insegnare mi piaceva molto. Uscivo spesso la sera con mio marito, con il quale mi ero sposata giovanissima. Una volta che eravamo in discoteca al Le Midnight, mio marito mi disse che il titolare voleva vendere il locale: l’ho convinto a comprarlo solo per andare a ballare tutte le sere! Così è iniziata la mia avventura. All’epoca ero magra come un chiodo perché ballavo sempre. Era il periodo delle prime radio FM, conoscevo bene Jean-François Acker che aveva creato Couleur 3 e mi passava gli ultimi dischi arrivati dagli Stati Uniti. Poi c’è stata la scommessa del Baroque alla place de la Fusterie a Ginevra. Grandissimo successo per dieci anni. Ho iniziato con cinque dipendenti, alla fine eravamo 50! Sono stata la prima a mettere un DJ dietro al bancone nel 1994. Adesso sono i figli dei clienti del Baroque che vengono al Java Club… Gli affari vanno bene, ma non è sempre stato così.

A sostenermi ci sono stati innanzitutto i miei genitori, che mi hanno dato la possibilità di studiare pur non essendo facile per una famiglia modesta come la mia. Gli studi mi hanno aperto la mente. Dopo è arrivato mio marito, più grande di me, che mi ha appoggiata e mi ha insegnato come si gestisce un’attività, come si tiene la contabilità, e poi tutti gli incontri che mi hanno permesso di crearmi una rete di conoscenze. Bisogna guardarsi in giro, imparare da chi ne sa di più.

Difficoltà, ostacoli? Ancora oggi per noi donne è doppiamente difficile. Ci prendono spesso per stupide, dobbiamo costantemente dimo- strare quello che valiamo, tenere gli occhi bene aperti per non farci ingannare… Può essere davvero pesante. È vero che a volte il tanto decantato fascino femminile aiuta, ma non sempre. Le donne nel mio ambiente sono poche, mi sarebbe piaciuto averne di più tra le dirigenti della mia squadra, purtroppo però molte volte è il coniuge a opporsi, per gelosia sicuramente. Lavorare di notte per una donna è ancora mal visto.

Sono orgogliosa del mio percorso, di aver fatto di testa mia, di essermi battuta come una leonessa per arrivare fin qui. All’epoca del Baroque, mi ricordo una sera di essermi seduta sui gradini del Temple de la Fusterie e di essermi detta: «Non ci credo, ho fatto tutto da sola!». Un misto di orgoglio e felicità.

Questionario di Proust

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Au-delà de votre profession

Lire, jardiner, dîner avec des ami-e-s, recevoir, voyager, aller au cinéma et je suis accro au sudoku ainsi qu’à mes deux chats.

Des personnes qui vous inspirent

Les hommes politiques, les gens intelligents, les écrivains, les journalistes, un concierge avec lequel je discutais beaucoup et des femmes comme Françoise Sagan ou Simone Veil, et toutes celles qui se battent courageusement partout dans le monde pour leurs droits.

Un livre & un film

Ça a débuté comme ça (Fabrice Lucchini) et Green Book (Peter Farelly)

Un objet

Un chat en porcelaine chinoise offert comme porte-bonheur.

Une couleur

Le bleu

Un rêve

L’éducation pour tout le monde, c’est ce qui sauverait la planète.