Eva Niyibizi

1984

Medico capoclinica presso gli Hôpitaux universitaires de Genève (HUG), Ginevra

"Se si vuole riuscire a sfatare tutti i tabù e a eliminare le distorsioni di genere bisogna cominciare a chiamarli per nome. "

Il mio percorso

Sono medico capoclinica al pronto soccorso per adulti in un ospedale universitario. Lavoro a stretto contatto con le pazienti e i pazienti. Mi occupo di orientarne le cure, della supervisione delle équipe e dei giovani medici interni in formazione e dell’insegnamento clinico a questi ultimi.

Ciò che mi appassiona. Essere al servizio e a fianco della comunità. Poter essere utile alle e ai pazienti e rispondere ai problemi più urgenti. Ciò che mi motiva: la varietà, non sapere mai che cosa succederà, il lavoro d’équipe, la supervisione dei medici più giovani e fare del proprio meglio per offrire una medicina sicura e di qualità.

L’evoluzione della cultura medica verso una maggiore parità è, senza dubbio, più lenta che in altri settori, ma è inesorabile e per le giovani generazioni è già cosa fatta. Se si vuole riuscire a sfatare tutti i tabù e a eliminare le distorsioni di genere bisogna cominciare a chiamarli per nome. Per questo, all’inizio del 2018, ho voluto trasformare la mia frustrazione in qualcosa di costruttivo e duraturo e, unendo le mie forze a quelle di donne e uomini medici, ho partecipato alla creazione di un gruppo inclusivo chiamato MedFem, che si prefigge di creare gli strumenti che ancora mancano per un migliore adattamento alla «femminilizzazione» della medicina. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo l’ambizione di creare dei ponti con tutte le persone interessate attorno a noi, in tutti i settori.

Mi sono d’aiuto gli scambi con amiche, amici, colleghe e colleghi perché permettono di rendersi conto che la propria situazione personale è più frequente di quanto si possa immaginare; i miei maestri, donne e uomini, all’esterno della mia struttura e la scoperta dell’esistenza di una rete a livello di facoltà.

Difficoltà, ostacoli? Mantenere I’equilibrio tra vita privata e professionale. Prendersi cura di se stessi, del proprio corpo, del proprio riposo, di amiche e amici, della famiglia come ci si prende cura delle proprie e dei propri pazienti. Vincere le resistenze naturali ai cambiamenti culturali.

Attualmente, in medicina, ci sono sempre più donne, eppure tra i miei otto superiori diretti ce n’è una sola. Mancano maestri e modelli femminili e le reti di contatti già esistenti spesso non sono conosciute. I piani di carriera sono opachi, poco compatibili con la vita di famiglia, non vengono date alternative né offerte possibilità di flessibilità. Gli effetti «soffitto di cristallo» e «pavimento di pece» frenano la progressione delle carriere femminili. La mentalità conservatrice spesso è poco inclusiva. Il sessismo benevolo e compiacente esiste. E troppo spesso, per venire valorizzate, le donne vogliono fare meglio degli uomini…

Sono orgogliosa della mia empatia, del mio affetto per le pazienti e i pazienti, della mia energia positiva e della mia visione fuori dagli schemi. Del mio impegno per ricreare e radicare una cultura medica intraospedaliera più umanista e propizia per i medici. Di favorire la presa di coscienza che alcuni cambiamenti sono necessari e inevitabili a fronte di una femminilizzazione della professione. Di promuovere un ambiente di lavoro in cui le donne medico siano più solidali e attrici dei cambiamenti. Del mio bagaglio multiculturale e della mia autonomia di pensiero, che mi permettono di guardare le cose da una certa distanza e di rimettere in discussione lo status quo. Di denunciare gli atteggiamenti violenti e/o discriminatori. E soprattutto di creare dei ponti, laddove mancano, per esplorare nuove strade.

Questionario di Proust

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Au-delà de votre profession

La méditation, les livres, la danse, l’astrophysique, les marches et les découvertes en voyage.

Des personnes qui vous inspirent

Michelle Obama, sa présence et sa force et mon grand-père Mathias. Jeune orphelin élevé par une famille suisse dans les années 1930, il a toujours privilégié le dialogue. Il nous a appris à être fier-e-s de nos identités multiples et à cultiver l’excellence.

Un livre & un film

Femmes qui courent avec les loups (Clarissa Pinkola Estes), The power of vulnerability. Dare to Lead (Brené Brown) et Frida (Julie Taymor).

Un modèle

Nous sommes devenues nos propres mentores et modèles, vu que nous n’en avions pas assez…

Un objet

L’arbre. Ses racines, son tronc, son feuillage, son rôle, sa cime.

Une couleur

Le jaune… pour le moment.

Un rêve

Faire le tour du monde.