Donatella Fioretti

1962

Architetta e professoressa, Ticino e Düsseldorf

"La mia professione mi piace perché è molto varia: ho a che fare con persone diverse, da direttori di musei a ingegneri e artigiani."

Il mio percorso

Sono professoressa ordinaria alla Kunstakademie di Düsseldorf dal 2017. Prima sono stata professoressa ordinaria di progettazione e costruzione alla Technische Universität Berlin. Nel 1995, con Piero Bruno e José Gutierrez Marquez abbiamo fondato uno studio privato a Berlino, Bruno Fioretti Marquez Architekten. Nel 2009 ne abbiamo aperto un secondo a Lugano. La nostra è una clientela internazionale. Progettiamo e realizziamo un’ampia gamma di edifici, da spazi culturali a scuole passando per edifici amministrativi e abitazioni. Ci occupiamo anche della riconversione di palazzi storici, alcuni classificati Patrimonio mondiale dell’UNESCO. Quest’attività è diventata uno dei pilastri del nostro lavoro.

Ciò che mi appassiona. La mia carriera accademica e professionale si suddivide tra progettazione, insegnamento e ricerca. La mia professione mi piace perché è molto varia: ho a che fare con persone diverse, da direttori di musei a ingegneri e artigiani.

Agli architetti viene chiesto di destreggiarsi tra vincoli economici, sociali, energetici, progettuali e tecnici senza sacrificare funzionalità e originalità. Lavorare nel campo dell’architettura significa cercare costantemente un compromesso tra scienza, tecnologia e arte.

Per me, l’insegnamento è uno scambio complesso tra docente e allievo. Guardare una location o un progetto attraverso gli occhi delle mie studentesse e dei miei studenti, provenienti da culture diverse, significa rimettere in discussione i miei metodi di progettazione. Analogamente, trovare nuovi modi di spiegare alcuni fondamenti dell’architettura implica dover ridefinire le mie conoscenze.

Il mio percorso. Dopo la laurea all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV) ho avuto la fortuna di collaborare con l’architetto svizzero Peter Zumthor. Tra il 1992 e il 1995 ho lavorato come junior project manager presso alcuni studi di architettura a Berlino.

Dal 1996 ho affiancato alla mia attività di architetta quella di insegnante. Ho iniziato tenendo conferenze, seminari e corsi estivi presso varie università in Europa e in America, dopodiché sono diventata assistente di ricerca e visiting professor alla Technische Universität Berlin. Sulla mia strada ho trovato insegnanti eccezionali, clienti interessanti, colleghe e colleghi in gamba, ma le figure chiave sono state senza dubbio i miei due soci nonché amici Piero Bruno e José Marquez.

Difficoltà, ostacoli? A volte pecco di perfezionismo. Prima le donne architetto erano poche. Certo, la strada è ancora lunga, ma guardando le mie studentesse sono ottimista. Nel nostro studio ci sono donne in posizioni di responsabilità. Quelle con figli piccoli lavorano all’80% o meno. E, secondo noi, sono molto efficienti. I cantieri sono tradizionalmente territorio maschile, come le università. Ma, come dicevo prima, le cose stanno cambiando.

Sono orgogliosa di alcuni degli edifici che abbiamo realizzato e del mio rapporto con studentesse e studenti. Nel romanzo Gita al faro, parlando di un quadro, Virginia Woolf scriveva: «Beautiful and bright it should be on the surface, feathery and evanescent, one colour melting into another like the colours on a butterfly’s wing, but beneath the fabric must be clamped together with bolts of iron. It was to be a thing you could ruffle with your breath; and a thing you could not dislodge with a team of horses.» È una bellissima citazione che riassume alla perfezione quello che cerchiamo di fare con il nostro lavoro.

Questionario di Proust

Questo riquadro viene presentato nella lingua originale
Other interests beyond work

I am a very passionate reader, and I like art, cinema, and theatre. And of course as an Italian, I like to cook ; but unfortunately, I’m not very good at it.

People who inspire you

The architect Lina Bo Bardi and my grandfather.

A book & a film

Symposium (Plato) and Otto e mezzo (Federico Fellini).

One or more role models

Flora Ruchat Roncati, an innovative architect and great teacher at ETH Zurich.

An object that represents you

A beautiful pair of shoes

A colour

Green

A dream

To build something in my home country, Italy.